mercoledì 31 luglio 2013
martedì 21 agosto 2012
I fiori di ciliegio
"I fiori di ciliegio non appaiono solo sulla fusoliera degli Oka e negli haiku dei piloti tokkotai. Sono un simbolo antichissimo e totalizzante in arti, riti, religione e vita quotidiana giapponese. Costante è il loro riferimento alla bellezza, al profumo e alla breve durata, come a un'unica cosa. E' possibile che questa antica significanza porti, in condizioni estreme, a un'identificazione con il ciclo del fiore, così come in Occidente, in condizioni ugualmente estreme, c'è chi si identifica in Cristo e con il suo sacrificio? Invece dell'imitazione di Cristo, essa chiede l'emulazione del fiore e l'identificazione con la natura nell'ora della morte. Entrambi - il fiore di ciliegio e Cristo - sono vite che muoiono per rendere il seme alla terra e a un nuovo ciclo vitale. Il cristianesimo, però, lo dice per concetti, nel Vangelo; la tradizione giapponese per immagini, nella poesia e nei dipinti. Come la letteratura greca classica, essa si concentra nel sentimento di precarietà della vita e diviene comandamento estetico a cui non si può dire di no. Fra i piloti tokkotai sopravvissuti (perchè la loro missione fu annullata o perchè finì la guerra) le depressioni, spesso fino alla disperazione, sono state significativamente alte. In condizioni che per il nostro individualismo occidentale sono sempre più difficili da capire, quando una cultura tradizionale sente che l'identità collettiva è in pericolo, più della vita biologica conta la vita del simbolo. La vita biologica è contingente, solo i simboli sono eterni."
sabato 23 giugno 2012
Cthulhu
"Il vero racconto sovrannaturale possiede qualcosa di più del delitto misterioso, delle ossa insanguinate, o di una apparizione avvolta in un lenzuolo che trascina rumorose catene secondo copione. Deve esservi presente una certa atmosfera di terrore inesplicabile e mozzafiato di forze estranee, sconosciute; e deve esserci un’allusione, espressa con una gravità e un tono sinistro adeguati all’argomento, alla più terribile concezione del cervello umano: una maligna e peculiare sospensione o sconfitta di quelle immutabili leggi di Natura che costituiscono la nostra sola difesa contro gli assalti del caos e i demoni dello spazio insondabile".
H.P. Lovecraft
H.P. Lovecraft
lunedì 7 maggio 2012
Starchild
Rivede infine il monolito nero e rinasce sotto forma di feto astrale (Star Child), in una sorta di Eterno Ritorno.
"Quando l’astronauta che è sopravvissuto, Bowman, raggiunge Giove, il monolito lo trascina in un campo di forze, attraverso spazi interiori ed esterni, e lo trasporta infine in un’altra parte della galassia.
Qui è collocato in uno zoo umano, in una specie di ospedale, un luogo pseudo-terrestre ricavato dai suoi sogni e dalla sua immaginazione. Il tempo non esiste: la sua vita passa dall’età matura alla vecchiaia e alla morte. Rinasce poi in un essere potenziato, un bambino-stella, un angelo, un superuomo – se volete – e ritorna sulla Terra pronto per la nuova tappa dell’evoluzione e del destino umano”.
“Ahimè, uomini, nella pietra dorme un’immagine, l’immagine delle mie immagini!”
Nietzsche in Zarathustra
sabato 21 aprile 2012
AMOR-ROMA
AMOR-ROMA
rappresenta la Via Eroica al Sacro, la Tradizione di Roma, la metafisica
romana, raggiunta grazie alla virtù eroico-guerriera (forza, nume Marte) e
amore (amor, nume Venere).
"O - ma qual nome ora, dei tuoi tre nomi,
dirà l'Italia? Il nome arcano è tempo
che si riveli, poi ch'è il tempo sacro.
Risuoni il nome che nessun profano
sapea qual fosse, e solo nei misteri
segretamente s'innalzò tra gl''inni:
mentre sull'ombra attonita una strana
alba appariva, un miro sole, e i cavi
cembali intorno si scotean bombendo -
Amor! oh! l'invincibile in battaglia! ..."
G. Pascoli, Inno a Roma
martedì 13 marzo 2012
giovedì 9 febbraio 2012
mercoledì 4 gennaio 2012
martedì 6 dicembre 2011
Astronomia e astrologia nella tradizione indovedica
I Veda sono un'eredità preziosa dell'India. "Veda" significa conoscenza e include anche la conoscenza astronomica. In molte fonti vediche si può notare l'importanza attribuita all'osservazione del cielo e al calcolo delle posizioni del Sole e della Luna, dei principali pianeti e delle stelle. Nella storia dell'astronomia occidentale è stato quasi del tutto trascurato il contributo indovedico; è stato spesso ignorato perché considerato ascientifico e mitologico o perché si è pensato che attingesse alla tradizione greco-babilonese, e che quindi non costituisse un apporto originale. In realtà ci sono tracce, talvolta evidenti e talvolta nascoste nella poesia e nella metafora, di una profonda conoscenza astronomica racchiusa nei Veda in generale e in alcune loro sezioni in particolare.
Secondo l'attuale ricerca scientifica l'universo è una distesa immensa di milioni di galassie che interagiscono tramite l'attrazione gravitazionale. Esso è così vasto che un raggio luminoso lo attraversa tutto in circa quindici miliardi di anni. Alcune cosmologie che si avvalgono della teoria delle superstringhe, un nuovo metodo di concepire l'origine dell'universo, affermano che il nostro universo non è l'unico universo, ma che esistono "grappoli di universi". La Terra è un infinitesimale e fragile globo che si muove all'interno di questa vastità senza confini. Questo è anche ciò che i Veda tramandano. Infatti nel Bhagavata Purana, un'opera vedica risalente a 5.000 anni fa, viene per esempio descritto che "tutti gli universi sono raggruppati insieme e sembrano un'enorme agglomerato di particelle" (Bhagavata Purana 3.11.41), oppure che "ci sono innumerevoli universi oltre al nostro e benché siano estremamente estesi, si muovono come atomi in Te." (Bhagavata Purana 6.16.37); inoltre in molti passi si afferma che il pianeta Terra è solo uno dei tanti pianeti.
Nell'affrontare lo studio delle scritture vediche, e specialmente di quelle parti relative a contenuti scientifici, bisognerebbe liberarsi dai preconcetti di superiorità nei confronti degli antichi che potrebbero impoverire un'analisi dalla quale si può attingere grande saggezza e verità [1]. Gli antichi saggi vedici svilupparono le scienze astronomiche, mediche, del linguaggio, dell'architettura e della spiritualità in modo straordinariamente approfondito e preciso, tanto che ancora oggi sono tutt'altro che superati: antichi non è sinonimo di primitivi.
LA SCIENZA DEL TEMPO
Per millenni l'uomo si è chiesto che cosa sia il tempo e che tipo di influenza abbia sulla vita di tutti i giorni.
Nell'era moderna gli scienziati hanno cominciato a trattare più in profondità l'argomento, ma sono ancora ben lontani dall'afferrare completamente il significato del tempo. Per alcuni è solo una successione di istanti, o in altre parole un sistema di riferimento, un'illusione, ma per altri è l'essenza stessa dell'universo. Aristotele affermava che il tempo è lo studio del movimento nella prospettiva "del prima e del poi", Einstein ha introdotto il concetto di inseparabilità e relatività di spazio e tempo ma diceva che "il tempo non è nella fisica, non può essere oggetto di scienza", e Bergson confermava che il tempo è troppo complesso per la scienza. Il grande fisico russo e premio Nobel Ilya Prigogine spiega la natura del tempo introducendo il concetto di irreversibilità nella fisica come indicatore della freccia del tempo, o della sua direzione univoca [2].
In fisica un fenomeno si dice irreversibile quando non è possibile riportare allo stato iniziale un sistema reale senza un intervento energetico dall'esterno. Prigogine commenta: "... per me, l'uomo fa parte di questa corrente di irreversibilità che è uno degli elementi essenziali, costitutivi dell'universo." [3] Egli considera quindi l'irreversibilità, l'unidirezionalità dei processi fisici e quindi del tempo come principio creatore o organizzatore delle strutture del macrocosmo e del microcosmo; sostiene infatti che "dobbiamo considerare il tempo ciò che conduce all'uomo e non l'uomo come creatore del tempo." Negli scritti vedici tali concetti vengono trattati in modo alquanto approfondito. Uno dei risultati della teoria della relatività di Einstein è che il tempo appare essere più lento per corpi che viaggiano a velocità molto elevate, prossime a quella della luce; il tempo non è un'unità di misura fissa ma è variabile o relativo.
Un esempio di questa "dilatazione del tempo" si trova nel Bhagavata Purana (9.3.30-32) quando si narra di un uomo che volle raggiungere i pianeti celesti per porre alcune domande al Creatore; si fermò per venti minuti ma quando ritornò sulla Terra erano passati millenni; non vi ritrovò né familiari né amici. Questo Purana ci informa quindi che ci sono diverse scale temporali in diversi luoghi dello spazio cosmico. Nello stesso testo (3.11.4) viene spiegato che "Il tempo elementare viene misurato secondo lo spazio atomico che copre...." stabilendo in modo inequivocabile la stessa stretta connessione tra spazio e tempo elaborata dalla teoria di Einstein, oggi formalmente riconosciuta.
Nella Bhagavad-gita (11.32), la più famosa tra le Upanishad vediche, Krishna spiega: "Io sono il Tempo, il grande distruttore dei mondi"; viene qui indicata l'importanza del fattore tempo e del suo ruolo nella creazione. Il Tempo consuma le cose di questo mondo, compresi i nostri corpi che sono inesorabilmente destinati a morire. Il tempo è la sorgente di tutti i movimenti, è il supremo controllore del tri-guna [4], le tre energie che in-formano l'universo. Il tempo ha quindi vita propria separata dall'universo, anzi ne è all'origine, è la matrice che lo sostiene e che gli dà vita e significato.
ASTRONOMIA VEDICA
Gli scritti vedici sono una fonte inesauribile di importanti indicazioni che i grandi saggi del passato hanno elaborato ma soprattutto vissuto e realizzato. La presenza nei Veda di concetti astronomici che sono considerati attualmente di una certa modernità è piuttosto frequente e ne possiamo concludere che nell'antichità c'era un vivo interesse per la ricerca e l'osservazione scientifica. Non ci addentreremo nell'intricato campo dell'analisi particolareggiata di questi scritti, ma riporteremo qualche esempio per creare un orizzonte di senso. L'Aitareya Brahmana (3.44) dichiara: "In realtà il Sole non sorge e non tramonta mai.... poiché quando arriva la fine del giorno produce due effetti opposti, crea la notte per quelli che stanno sotto e il giorno dall'altra parte. Raggiunta la fine della notte crea il giorno per quelli che stanno sotto e la notte dall'altra parte. [5]"
E similmente nella Satapatha Brahmana (1.6.1-3) troviamo: "...dato che mentre i primi stanno ancora arando e seminando, gli altri stanno già raccogliendo e trebbiando... [6]". Nel Visnu Purana troviamo inoltre una chiara idea del funzionamento del fenomeno delle maree: "In tutti gli oceani la quantità totale di acqua rimane la stessa e non cresce né decresce; ma come l'acqua in un calderone si gonfia per il calore così le acque dell'oceano crescono al crescere della Luna. Le acque benché non aumentino né diminuiscano, si dilatano e si contraggono mentre la luna cresce e cala...."[7] E' interessante notare che il Markandeya Purana (54.12) descrive la Terra come schiacciata ai poli e rigonfia all'equatore, indicando che essa non possiede una forma perfettamente sferica, nozione astronomica di una certa attualità; viene descritto perfino che la causa del colore azzurro del cielo è la dispersione della luce solare (Markandeya Purana, 78.8, 103.9). Similmente è possibile trovare riferimenti in cui si afferma che il Sole si trova al centro del sistema solare (Markandeya Purana, 106.41) e che l'universo ha avuto origine da una sorta di stato condensato ad altissima temperatura, come milioni di soli estremamente brillanti (Bhagavata Purana 3.20.16) e che in seguito c'è stata una specie di esplosione o espansione (Bhagavata Purana 3.10.7), descrizione straordinariamente simile alla famosa teoria del Big Bang.
SCIENZA E FEDE
Un tempo tre uomini ciechi si avvicinarono ad un elefante, cominciarono a toccarlo e a congetturare. Il primo toccò una zampa e disse:" Oh, l'elefante è come un pilastro!", il secondo toccò la proboscide e disse "Oh, l'elefante è come un serpente!",
mentre l'ultimo toccò il fianco e disse: "Oh, l'elefante è come una grossa nave!". Chiaramente nessuno dei tre fu in grado di dare una descrizione appropriata dell'elefante, in quanto erano tutti e tre ciechi. Ci troviamo in una situazione simile quando studiamo l'universo; da una parte la limitazione dei nostri sensi (la cecità) e dall'altra il nostro stato mentale (i preconcetti) che ci porta a pensare e valutare in base alla nostra limitata esperienza e ai nostri paradigmi.
Per esempio siamo in grado di percepire solo una piccolissima parte dello spettro elettromagnetico: i nostri occhi vedono solo tra 400 micron e 800 micron circa, una frazione infinitesimale dell'insieme delle vibrazioni elettromagnetiche presenti nel nostro universo. Ma anche in questo range di frequenze i nostri occhi e i nostri preconcetti talvolta ci ingannano, infatti, per esempio, oggetti lontani ci sembrano piccoli anche se non lo sono. Oggi, per evitare tali errori, si usano apparecchiature scientifiche sempre più sofisticate e potenti che in parte risolvono queste problematiche. Eppure i dati da esse prodotti vengono poi comunque analizzati da esseri umani che sono soggetti agli errori di cui sopra. Si potrebbe dunque concludere che qualunque tipo di scienza è limitato in qualche modo dagli strumenti che usa.
Poiché i nostri sensi sono collegati alla mente e la mente può proiettare immagini nelle nostre percezioni, spesso vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere e non ciò che c'è veramente di fronte a noi, come gli uomini ciechi della storia. Gli scienziati prima della rivoluzione scientifica si ritrovarono in una simile situazione socio-culturale; essi notarono che spesso le convinzioni della gente sull'universo materiale erano frutto di particolari vedute religiose o filosofiche e non di qualcosa che poteva essere dimostrato. Controprova di questo è il famoso esperimento del padre della scienza moderna, Galileo Galilei: egli dimostrò che due oggetti di peso diverso che cadono dalla stessa altezza (la torre di Pisa) raggiungono la terra con la stessa velocità in contrasto con l'affermazione di Aristotele che affermava invece che oggetti di peso diverso cadono a velocità diverse.
La visione di Aristotele fu accettata per sedici secoli sulla base di una fede che ha le caratteristiche della fede cieca. Molti contemporanei di Galilei non accettarono che uno sconosciuto volesse contraddire il grande Aristotele e lo disprezzarono: in questo modo il loro modo di credere in Aristotele era uno stato mentale che impediva loro di vedere la realtà, l'elefante di fronte a loro. Naturalmente tutto questo e molto altro ancora ha portato il nascente movimento scientifico alla realizzazione che la religione spesso corrompe la percezione con la credenza o la fede cieca. Uno dei più drammatici esempi di questo conflitto fu l'argomentazione sulla centralità della Terra o del Sole nell'universo. Come Aristotele, Tolomeo era un pensatore greco che ebbe un'immensa influenza fino al quindicesimo secolo in Europa, le sue affermazioni sull'astronomia erano ancora accettate sulla "fiducia".
Era solo il suo punto di vista che la Terra è il centro del sistema solare e che il Sole le ruota attorno, ma altri pensatori greci e indiani avevano già dimostrato che la Terra è sferica e che il Sole è il centro del sistema solare. Per varie ragioni la Chiesa adottò la visione di Tolomeo assolutizzandola in modo ascientifico (fatto che probabilmente egli stesso come scienziato non avrebbe accettato) e la risposta a tutti coloro che tentavano di minare tale visione era la scomunica e la morte. Gli sfortunati effetti di questa "guerra" tra scienza e religione sono presenti ancora ai nostri giorni. Oggi si definisce scienza una teoria che abbia un costrutto logicomatematico consistente e che sia descrivibile tramite esperimenti ripetibili. Se solo una di queste due caratteristiche viene a mancare non si può parlare di scienza.
[1] Cfr. René Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Milano 1989, ed. Adelphi.
[2] A tal proposito l'antico filosofo greco Parmenide affermava che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume e forniva quindi un paradigma interpretativo dei concetti esposti da Ilya Prigogine già millenni or sono.
[3] Ilya Prigogine, La nascita del tempo, Milano 1994, ed. Bompiani, pag. 21.
[4] La manifestazione materiale è regolata da tre forze o energie strutturanti; essa, pur essendo neutra in quanto non dotata di volontà propria è pervasa da una triplice energia detta in sanscrito tribuna. Cfr. Marco Ferrini, Cosmogonia Vedico-Puranica, Pisa 2002, Ed. Centro Studi Bhaktivedanta.
[5] M.Haug, Aitareya Brahmanam of the Rig Veda, Varanasi 1977, Bharatiya Publishing House.
[6] Eggeling J., The Satapatha Brahmana, Delhi 1978, Motilal Banarshidass.
[7] Wilson H.H., The Visnu Purana, Calcutta 1972, traduzione, Punthi Pustak, cap.1.
di Giridhari das
Fonte: https://sites.google.com/site/isvaraacademy/notizie/astronomiaeastrologianellatradizioneindovedica
lunedì 5 dicembre 2011
domenica 27 novembre 2011
L'Orientalista guerriero. Omaggio a Pio Filippani Ronconi
Il conte professor Pio Filippani-Ronconi (1920-2010) è stato uno dei nostri maggiori orientalisti, sanscritista di vaglia, poliglotta ineguagliabile per le lingue più complesse e difficili non solo orientali ma anche occidentali, docente in Italia e con ampi riconoscimenti all'estero, autore di traduzioni fondamentali per la nostra cultura, di libri significativi, di centinaia di interventi e conferenze, ma soprattutto uomo di valore, adorato dai suoi studenti, personaggio eclettico, un pò "folle" come lui stesso ammetteva, e quindi difficile da tenere nelle righe del conformismo accademico e del politicamente corretto; egli ha avuto il solo torto di stare, come ormai si suol dire, "dalla parte sbagliata", oltre ad avere una concezione spirituale della vita. Una personalità così non si può deimenticare quando oggi si ricordano con libri, premi, cerimonie, convegni, incontri, commemorazioni, targhe, intitolazione di scuole e di strade uomini e donne di importanza immensamente inferiore. Sicchè abbiamo pensato di ricordarlo in questo modo: con un volume di scritti in cui abbiamo avvicinato sia le testimonianze personali di vita, significative e toccanti, illuminanti, sia i saggi che vanno a esaminare i libri e le tematiche che lo hanno reso famoso, magari non tutto quello di cui era un riconosciuto esperto, ma di certo i suoi aspetti più importanti.
martedì 22 novembre 2011
"Siamo i figli di una guerra che non abbiamo fatto... Per aver aperto gli occhi su di un mondo disincantato siamo, più di qualsiasi altro, i figli dell'assurdo. In certi giorni il non‑senso del mondo ci pesa come una tara. Ci sembra che Dio sia morto di vecchiaia e che noi esistiamo senza uno scopo... Non siamo inaciditi: partiamo dallo zero. Siamo nati fra le rovine. Quando siamo nati, l'oro si era già trasformato in pietra".
P.van den Bosch
lunedì 7 novembre 2011
Demokratìa
SOCRATE E' proprio così infatti, che occorre fare, come il nostro discorso ci aveva suggerito.
STRANIERO Allora, non crederemo certo che sia possibile che una moltitudine in una città possa acquisire questa scienza?
SOCRATE E come sarebbe possibile?
STRANIERO Ma forse in una città composta di mille cittadini è possibile che un centinaio o magari cinquanta acquisiscano questa scienza in maniera adeguata?
SOCRATE Se così fosse, questa sarebbe la più facile di tutte le arti: sappiamo infatti che tra mille uomini non potrebbero mai esserci tanti eccellenti giocatori di scacchi da poter reggere il confronto con tutti gli altri Greci; figuriamoci poi i re! In base al nostro ragionamento precedente, infatti, dobbiamo chiamare uomo regio chiunque possieda la scienza regia, sia che eserciti il potere sia che non lo eserciti.
STRANIERO Ricordi bene quanto abbiamo detto prima. Proseguendo il discorso, quindi, penso che occorra ricercare in cosa consista il retto governo riguardo a una, a due, o in ogni caso a pochissime persone, qualora avvenga che sia retto.
SOCRATE Certamente.
STRANIERO Riguardo a costoro, dunque, sia che governino su persone che li accettano o contro la loro volontà, secondo leggi scritte o senza leggi scritte, su cittadini ricchi o poveri, dobbiamo ritenere, come pensavamo poco fa, che esercitino il proprio potere secondo una certa arte. Noi ritenevamo questo discorso particolarmente valido per i medici: che ci curino per nostro volere o contro la nostra volontà, tagliando o bruciando o causandoci qualche altra sofferenza, seguendo regole scritte o in assenza di regole scritte, siano essi ricchi o poveri, noi li chiamiamo tutti quanti medici, finchè essi si prendano cura della nostra salute con arte, purificandoci specialmente mediante la sottrazione o l'aggiunta di qualcosa, ma solo a patto che, per il bene dei nostri corpi, tramutando il loro stato da peggiore in migliore, riescano a salvare, ciascuno con le proprie cure, l'oggetto di tali cure. E' così e non in altro modo che stabiliremo, a mio avviso, che questo è il solo discrimine del potere medico e di ogni altro.
SOCRATE Non vi è dubbio al riguardo.
(Il Politico di Platone)
domenica 6 novembre 2011
Keller e il gruppo Yoga (Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione)
Personaggio scapigliato, apparteneva ad una famiglia aristocratica milanese di origine elvetica. Nel corso della prima guerra mondiale fu ufficiale pilota del Corpo Aeronautico Militare nella 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia comandata da Francesco Baracca.
Fu fondatore a Fiume del gruppo Yoga - che aveva come simbolo la svastica e la rosa a cinque petali e che fu un gruppo con tendenze esoteriche e naturistiche, si oppose alla frangia reazionaria fiumana (secondo quanto evidenziano gli scritti del gruppo Yoga pubblicati su Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione).
"Nel novembre 1920, ad avventura fiumana ormai quasi finita, Keller e Comisso decidono di pubblicare una rivista, settimanale, per diffondere le idee della Lega di Fiume. Rifacendosi a un vago misticismo indiano allora di moda, la chiamano «Yoga», con il sottotitolo «Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione»; alla sua sinistra è raffigurata una svastica, l'antico simbolo ariano del sole: «La Yoga riunirà sotto il suo segno l'antichissima e misteriosa svastica, tutti gli uomini forti e fieri, che ambiscono di spezzare questi falsi idoli che sono sulla terra e nelle credenze del nostro spirito, tutti gli uomini che hanno per numi Vita e Bellezza».
Ne usciranno solo quattro numeri; il tredici, venti, ventisette novembre e il quattro dicembre. Secondo Umberto Carpi è stato lo stesso D'Annunzio a contrastarne la pubblicazione, a causa delle reazioni negative espresse dalle forze più moderate presenti a Fiume. Le idee programmatiche della rivista sono esposte in due articoli, Prolegomeni e Prospettive ltaliche, privi di firma, come del resto tutti gli altri; gerente responsabile è lo stesso Keller.
In breve: il «Genio della razza italica», aristocratico, individualista, è stato pervertito dalle idee democratiche e borghesi delle «razze negative», inglesi, francesi e soprattutto ebree, che si sono infiltrate in Italia per mezzo della borghesia ottocentesca. Costoro, con il pretesto di introdurre le idee di democrazia e uguaglianza «copiate» dalla rivoluzione francese e dal positivismo «materialista», hanno creato con la grande industria una massa di schiavi. E’ necessario tornare alle autentiche tradizioni dello «spirito italico», compiutamente espresso nel Rinascimento, e basate sul Principe, l'artigianato e sul «binomio perfetto di terra e mare». La maggioranza del popolo italiano deve dedicarsi all'agricoltura, alla pesca e ai commerci, liberando «dalla schiavitù delle industrie parassitarie lo stuolo degli operai».
Emblematico di queste concezioni è il breve articolo, comparso sul n. 3 del 27 novembre 1920, in favore del nazionalista croato Stefano Radic, capo del partito dei contadini:
Le sue idee sono queste: la Croazia è una terra contadina. Il governo della Croazia deve essere scelto tra i contadini. I croati devono restare come sono: vivere della terra. Stefano Radic ha l'anima da poeta e il cervello che antivede perché sa. La Croazia sta attraversando la crisi dell'uomo di campagna presso al quale la città ingrandendosi è venuta a confinare. Egli sente i suoi vestiti e le sue scarpe e le sue mani callose come aspetti inadatti al nuovo stato, ma egli non si può mutare il cuore e se un superficiale entusiasmo e meraviglia lo turba e male lo fa considerare: dura è la sua radice. Si guardi la Croazia dall'invasione industriale, sia questa americana, francese, tedesca o italiana - pensa Stefano Radic - l'Italia sta scontando la sua leggerezza nell'aver lasciato radicare nel suo suolo i templi ed i sistemi delle razze formali, Croazia, sappi che oggi essi sono le nostre pietre più indigeste– si potrebbe soggiungere noi ed ammonire.
Nell'articolo Vogliamo vivere (20 novembre 1920, n. 2) vi è una feroce denuncia dell'alienazione del lavoro salariato, per «l'esaltazione dell'individualità»:
L'operaio moderno è più libero? è più felice? No, anzi è più schiavo, è più misero, perché crede di aver migliorato le sue condizioni, perché con ogni aumento di paga e con ogni diminuzione di lavoro crede di migliorare il suo stato. mentre diventa invece sempre più schiavo, sempre più abbietto. Che cosa fai tu, che cosa senti, operaio nell'officina? Sei lo schiavo di una macchina. Dotato dalla naturadell'intelligenza di un dio e della bellezza degli angeli, ti sei abbassato a servire una macchina. Il fuochista che consuma la sua vita (VITA! VITA!), per dar cibo alla vertiginosa locomotiva o alle insaziabili fornaci dell'insensato Transatlantico... è scontento della sua paga. Con quanta ragione. oh Dio creatore! L'unico suo torto è questo, credere che esista una paga sufficiente... per tale lavoro!
In «Yoga» vi sono anche articoli di carattere letterario e artistico, ispirati da Comisso, che si rifanno alla metafisica di Giorgio De Chirico e di suo fratello Alberto Savinio. In particolare, il saggio Anadioménon di Savinio, ripreso dalla rivista romana «Valori Plastici» e una prosa di Filippo De Pisis, amico di Comisso, Asilo infantile israelitico. «Voga», come il movimento metafisica, voleva restaurare i «valori dello spirito», di contro al materialismo positivista. Per questo si oppone al futurismo che invece esalta il meccanicismo e il modernismo. E’ questa la contraddizione di Keller; ama l'aeroplano, che era l'espressione più alta della tecnologia dei suoi tempi, ma disprezza la civiltà industriale. Del resto, come D' Annunzio, concepiva il velivolo come un prodotto artigianale che doveva, ispirandosi a Leonardo, imitare il volo degli uccelli. Scrive a tale proposito Sandro Pozzi, il legionario fiumano «legato a Keller da una strana amicizia rotta da frequenti e clamorosi litigi», nella sua biografia dell'amico:
Non certo il volo meccanico, né il motore rombante e travolgente l'avevano conquiso. Egli intese nell'aviazione una possibilità di evasione spirituale, un sublimarsi ed astrarsi della materia verso i misteri più alti e più puri della natura. E fu quell'alone eroico che l'aviazione ai suoi albori (con tanti suoi olocausti pionieri) effondeva, che l'attrasse ed affascinò: egli sempre andava là dove maggiore era ilrischio e la bellezza del sacrifìcio.
In occasione della firma del trattato di Rapallo (12 novembre 1920) che sanciva un compromesso tra il governo italiano e quello jugoslavo su Fiume e la Dalmazia, Keller progetta di rapire Giolitti mentre si recava in treno all'incontro. Fallito l'improbabile piano per la defezione dei suoi «seguaci», ripiega su un gesto dimostrativo. Vola su Roma e lascia cadere un vaso da notte, con dentro un mazzo di rape, sopra il Parlamento; unito vi è un biglietto: «Guido Keller - Ala azione nello splendore - dona al parlamento ed al governo che si regge col tempo, la menzogna e la paura, la tangibilità allegorica del loro valore». Getta anche un mazzo di rose rosse sul Quirinale in onore della regina madre di cui ricorreva il compleanno, e uno su San Pietro «per frate Francesco».
L'episodio ebbe un'eco vastissima su tutta la stampa nazionale e suscitò scandalo nella stessa Fiume, dove i moderati, che stavano per avere il sopravvento, cominciarono ad emarginarlo, definendolo un «pazzoide». Solo «Yoga» lo difende con un articolo pubblicato sul n. 3 del 27 novembre 1920 intitolato significativamente Montecagorio:
Molti giornali vogliono far passare il Keller per un pazzoide, figura secondaria di Fiume. Noi ricordiamo che egli, asso della Squadriglia Baracca, inarrivabile pilota, fu tra i primi e tra i più fidi seguaci di Gabriele D'Annunzio, al quale è legato da forte affetto. In Fiume d'Italia Keller è una testa di ferro per la quale la conclusione amorosa del Tasso è una sentenza sublime che santifica le labbra della pura follia «amore tanto esser più nobile quanto è men governato dalla ragione». Egli è l'intelligenza, l'audacia, la fede= pazzia. Come tutti i buoni volatori, Keller è un folle, è un Ulisse dal «Folle volo». È, in una parola, un Italiano, indicibilmente Italiano; è un irregolare, è un eretico, tutto volitivo. Ha in sé un po' del Cecco Angiolieri e del Fanfulla, spirito bizzarro, non scettico, fiero, che da solo vale tutta la
ballonzolante moltitudine dei greppaioli di Montecagorio. E un soldato di ventura, che si batte per un soldo d'ideale e di libertà; è uno che non ha intorno al collo la corda della libertà ufficiale, né affonda nella greppia il muso ingordo con rumore di mandibole voraci. In quest'era di vigliaccheria e di vituperio della Patria Keller rappresenta fedelmente e con luce i soldati di ventura di Fiume, i belli lanzichenecchi della libertà e dell'eresia; i garibaldini spavaldi della libertà che volano e volando sputano, non dico sull'aiuola dantesca, ma sul caccatoio d' Italia e lanciano quelle spregiate crete che possono essere utilissime in ogni evenienza, a tutti i cagoia ed a tutti i Misiano dell'Italico Regno. Keller è il volatore fiumano tipico che vola con qualsiasi tempo, per ore e ore sul petroso Carso a venti metri da terra, leggendo e declamando, atterrando magari nelle doline senza minimamente scalfire le tele ed i legni del suo apparecchio; vola parlando alla sua mascotte: una civetta; vola tenendo per suo compagno di volo un paziente asinello dall'occhio umano. È un volatore magnifico."
(da L'aeronautica italiana: una storia del Novecento di Paolo Ferrari)
martedì 1 novembre 2011
Il Sistema dei Sistemi
Non vi sono nazioni, non vi sono popoli, non vi sono russi, non vi sono arabi, non vi sono terzi mondi, non c'è nessun ovest...
sabato 8 ottobre 2011
Stanno girando l'ultimo film
Dicono che sarà il migliore
E tutti noi abbiamo contribuito a realizzarlo
S'intitola La Morte dell'Occidente
I ragazzi di Fame
saranno tutti lì
Ci sarà coca-cola gratis per voi!
E tutte le scimmie dallo zoo
Faranno anche loro da comparse?
Stanno girando l'ultimo film
Dicono che sarà il migliore
E tutti noi abbiamo contribuito a realizzarlo
S'intitola La Morte dell'Occidente
Una stella sta sorgendo
Nel nostro cielo del Nord
E su di essa veniamo crocifissi
Una catena d'oro
E' attorcigliata intorno a questo mondo
Siamo governati da chi mente
domenica 14 agosto 2011
giovedì 21 luglio 2011
lunedì 30 maggio 2011
Jünger e i prossimi Titani
L'idea del progresso
"E' per me un antropomorfismo con il quale l'uomo ha tentato di leggere la storia. Un surrogato dell'idea di "spirito del mondo". Bisogna prendere le distanze e osservare piuttosto l'universo e la sua storia dal punto di vista del principio della conservazione dell'energia. La potenza del cosmo rimane sempre la stessa, non ci sono progresso o regresso né accelerazione o decrescita che possano modificarla. Ciò che cambia sono le figure, le forme che la storia, anzi, la terra produce incessantemente dal suo profondo. Il problema che qui vedo sorgere è un altro: possiamo considerare l'uomo, questa apparizione sovrana nella storia dell'universo, responsabile della sua evoluzione? [...] Il naufragio del Titanic è un simbolo grandioso, a cominciare dal nome stesso del piroscafo per arrivare fino al modo in cui avvenne il naufragio. E' l'affondamento dell'idea stessa di progresso: la perfezione della tecnica è turbata dall'incidente; al baldanzoso ottimismo subentra il panico, al massimo lusso la distruzione, all'automatismo la catastrofe. Ricordo che alla fine della guerra l'immagine del Titanic ricorreva nelle lettere che Carl Schmitt e io ci scrivevamo, con la sensazione di essere ormai nelle profondità del Malström: a Berlino, sotto i pesanti bombardamenti, anche lui si trovava in una situazione molto difficile, apocalittica."L'Anarca figura romantica?
"L'uomo romantico in qualche modo fugge dalla realtà e si costruisce con la fantasia poetica e con il sogno un proprio tempo e un proprio spazio. L'Anarca invece conosce e valuta bene il mondo in cui si trova, ed è capace di ritirarsi da esso quando gli pare. In ciascuno di noi c'è un fondo anarchico, un impulso originario all'anarchia. Ma non appena si nasce esso viene limitato dal padre e dalla madre, dalla società e dallo Stato. Sono salassi inevitabili che l'energia originaria dell'individuo subisce e a cui nessuno sfugge. Ma l'elemento anarchico rimane latente, e può erompere come lava: può liberare l'individuo, ma anche distruggerlo. L'Anarca sa che la libertà ha un prezzo, e sa che chi vuole goderne gratis dimostra di non meritarla. Per questo non va confuso con l'anarchico: quest'ultimo si relaziona con la società, sta con essa in un rapporto negativo, che si manifesta in maniera virulenta nella disponibilità dell'anarchico a praticare il terrore per raggiungere i propri scopi. All'Anarca invece la società gli è indifferente. L'Anarca non ha società. La sua è un'esistenza insulare. [...] Per me il bosco non è soltanto come per Heidegger il luogo naturale concreto in cui vivono e operano i contadini della Foresta Nera. Certo, è anche una dimensione naturale, ma è soprattutto una metafora per indicare un territorio vergine in cui ritirarsi dalla civiltà ormai segnata dal nichilismo, in cui sottrarsi dagli imperativi delle chiese e alle grinfie del Leviatano. [...] Quanto più si radicalizza un estremo, tanto più affiora quello opposto. A rigore, dal punto di vista dell'Anarca, del grande Solitario, totalitarismo o democrazia di massa non fanno molta differenza. L'Anarca vive negli interstizi della società, la realtà che lo circonda in fondo gli è indifferente, e solo quando si ritira nel proprio mondo, nella propria biblioteca, ritrova la sua identità. In ogni caso è raccomandabile la freddezza: su una palude ghiacciata si avanza con maggior sicurezza e rapidità."
Stato mondiale e nazionalismi
"E' una idea che è stata anticipata in una certa misura da Kant nello scritto Per la pace perpetua (1759), e che non ha perduto di attualità, come mostrano le vicende nella ex Jugoslavia. Kant pensa a un'istanza sovrastatale che metta freno ai conflitti senza regole tra gli Stati nazionali, i quali si comportano fra loro come individui nello stato di natura, dando luogo alla guerra di tutti contro tutti. Kant tuttavia intende questa istanza nel mero senso di una federazione fra gli Stati. Per me invece lo stato mondiale è il punto verso il quale tende l'organizzazione politica dell'umanità, Esso sancirà sul piano politico la globalizzazione già avviata dalla tecnica e dall'economia planetarie. Anche senza eliminare gli stati nazionali, lo Stato mondiale ne assorbirà il potere principale. La tecnica, in quanto fenomeno universale, cosmopolitico, che spinge inesorabilmente alla globalizzazione, prepara lo Stato mondiale e, anzi, in una certa misura lo ha già realizzato. Lo Stato mondiale ne è il corrispettivo politico."
Estratto da I prossimi Titani - Conversazioni con Ernst Jünger di Antonio Gnoli e Franco Volpi
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